di La Piaggia
 
Posto su una collina in apertura della Valnerina, la valle del fiume Nera. Per le sue pregevoli caratteristiche storiche e paesaggistiche è stato insignito di numerosi riconoscimenti. È uno de I borghi più belli d'Italia, Bandiera arancione del Touring club italiano, Comune Amico delle api e Città del Tartufo.
Testimonianze archeologiche avvalorano la tesi dell'esistenza di remoti insediamenti riconducibili alle popolazioni autoctone di questa valle già nell'VIII secolo a.C.
Nel periodo compreso tra il IV e il II secolo a.C. iniziò l'epoca storica della Valdinarco e la successiva romanizzazione, testimoniata da ritrovamenti archeologici. A partire dal 1177 Vallo di Nera divenne feudo del duca germanico di Spoleto Corrado di Hursligen. Sul colle di Flezano sorse una fortificazione, la Rocca de Valle. Nel 1198 il Duca Corrado fu costretto a cedere i feudi alla Chiesa e nel 1217 Jacopo Capocci, podestà del Comune di Spoleto, concesse formalmente agli abitanti di Vallo di Nera il possesso del Colle di Flezano e il diritto di erigervi un castello, in cambio di protezione e difesa da parte di Spoleto. Nacque così il Castrum Valli, importante punto strategico di controllo della viabilità. Una pergamena notarile conservata presso la sezione dell'Archivio di Stato di Spoleto attesta e descrive la concessione. Ne XIV e XV secolo il munito castello di Vallo era il più popoloso della Valdinarco. Nel 1523 il governatore pontificio di Spoleto, Alfonso Di Cardona fu ucciso da Petrone da Vallo presso il ponte sul Nera. Petrone , insieme a Picozzo Brancaleoni, aveva guidato la rivolta dei castelli contro Spoleto. Dopo l'Unità d'Italia, nel 1881 al comune di Vallo di Nera viene aggregato quello di Meggiano-Paterno.
Vallo di Nera è un paese-monumento, le case in pietra sono cinte da mura e da torri e conserva intatta la sua struttura urbanistica medievale, con stretti vicoli sormontati da archi.
La chiesa francescana di Santa Maria contiene vari affreschi (anche in sagrestia) di scuola giottesca tra cui la celebre "Processione dei Bianchi" dipinta da Cola di Pietro da Camerino nel 1401.
Si ricordano inoltre la parrocchiale di San Giovanni Battista con affreschi di Jacopo Siculo e quella di Santa Caterina annessa all'ex convento delle terziarie francescane con resti di affreschi. Appena fuori dalle mura si trovano la chiesa di San Rocco e quella dell'Immagine delle Forche. Per la visita al di fuori della santa messa, chiedere ai vicini di casa di ogni chiesa. Sono, inoltre, visibili due pregevoli torri colombaie che si trovano nel cinquecentesco Borgo dei Casali. Un circuito di trekking interno al centro storico propone la visita agli antichi forni a legna e un tour delle fonti storiche. Nel palazzetto di Portella, una delle due porte d'ingresso al paese-castello, si può visitare la Casa dei Racconti, centro di documentazione e raccolta del patrimonio letterario orale.
 

 

A Km 5.2 da Trevi, sulla statale in direzione Foligno quindi a sinistra oltre la ferrovia. La chiesa prende nome da una pietra rettangolare di colore rosso e forata al centro, posta all'interno, da cui si dice uscisse un'acqua curativa. I reperti archeologici rinvenuti nel sito (tra cui i resti della massicciata della Flaminia e un'iscrizione intitolata a Giove Ottimo Massimo, conservata all'interno) fanno ritenere che qui sorgesse il centro urbano di «Trebiae» sviluppatesi in età imperiale. La chiesa attuale fu eretta, su strutture alto-medievali, probabilmente nel secolo XIII il presbiterio e il portico sono rifacimento e aggiunta quattrocenteschi. L'esterno e l'interno, a tre navate con volte asimmetriche e pilastri che riutilizzano ampiamente materiali di epoca romana, sono ricoperti di affreschi votivi dovuti a Bartolomeo da Miranda (1449), Valerio de' Muti da Foligno (1477) e numerosi pittori folignati coevi. All'interno, rimangono tracce della decorazione ad affresco dell'edificio più antico: ai lati dell'ingresso principale le immagini dei Ss. Pietro e Paolo (sec. XI); sulla parte alta delle pareti della navata centrale, pitture del sec. XII (?). Addossato al primo pilastro destro tabernacolo marmoreo attribuito a Rocco da Vicenza, con scomparto centrale scolpito a bassorilievo e dipinto su stucco, probabilmente della seconda metà del sec. XV. Sullo stesso pilastro, la pietra rossa taumaturgica che dà il nome alla chiesa. [da Touring Club Italiano]

di La Piaggia
 
cartello ingressoNel comune di Foligno, a circa 40 minuti da Piaggia ci sono degli scrigni di arte naturale, creati dall’acqua: le cascate di Pale e le omonime Grotte, e la bellissima Rasiglia.
Il fiume Menotre, anticamente chiamato Guesia, nasce in località Molini da una piccola sorgente nel Fosso Favuella (Fauella), nei pressi di Orsano (800 m s.l.m.). Raccolte le acque del fosso di Piè Cammoro e del fosso di Carboneia, si dirige verso Rasiglia; qui la forza delle acque aumenta per l’effetto delle sorgenti di Capovena, situata nella parte alta dell’abitato di Rasiglia, di Alzabove e di Venarella.
Il corso d’acqua, anche se piccolo, ha dignità di fiume, perché ha una buona portata che rimane costante tutto l’anno; nel corso superiore si possono trovare esemplari di trote fario e di gamberi di fiume.
Giunti presso la località di Pale, compie un salto di circa 200 metri nella forra sottostante, dando origine a varie e pittoresche cascate.
L’infiltrazione delle acque ha originato un fenomeno carsico ipogeo: le Grotte di Pale. Queste in età medievale (XII secolo) sono chiamate “Grotte dell’Abbadessa” e sono visitate da molti viaggiatori tra i quali, almeno secondo la leggenda, la regina Cristina di Svevia e Cosimo III granduca di Toscana, come riporta Johann George Keisslers nel suo diario di viaggio del 1751. Infatti, nel capitolo riguardante il tratto Roma - Loreto, descrive il Castro Pales e le sue grotte, ricordando un’iscrizione marmorea in loco, riferita al palazzo Elisei e alle grotte annesse, su cui è scritto: visitate dalla regina Cristina di Svezia nel 1686, e dal serenissimo Cosimo III, granduca dell’Etruria, nel 1698.
Già nel 1710, il marchese Maraldi, nelle Memorie dell’Accademia, come riportato nel “Dictionnair des Merveilles de la Nature “di S. de la Fond, descrive una grotta naturale sita sotto il palazzo Elisei.
Inoltre, un documento dell’Archivio Doria Pamphilj di Roma descrive un viaggio effettuato da quei signori vicino Pale, nel 1725, come riporta lo studioso folignate Pier Giorgio Lupparelli nel libro “Hotel De La Poste”. Nel testo si legge che, dirigendosi verso Foligno, i Doria Pamphilj si fermano “a Palo esattamente, per visitare anche loro le famose grotte “.
Queste sono composte di varie “stanze”. La prima, chiamata “Camera del laghetto”, ha una forma circolare ed è alta otto/nove metri e dalla volta, a forma di cupola, pendono stalattiti, mentre al centro vi sono colonne formate da pilastri stalagmitici. In questo luogo anticmappaamente si raccoglievano le acque del fiume quando era in piena. Un’altra cavità, denominata “Camera delle Colonne a terra” è caratterizzata da imponenti colonne centrali con paramenti di stalattiti e una stalagmite a forma di leone.
Il Menotre scorre, scrive l’erudito della città di Foligno L.Jacobilli, “ con grande vaghezza e apportando molta utilità”, in quanto le sue acque sono state utilizzate per irrigare, per i mulini e, in tempi recenti, per le centrali idroelettriche.
Nella parte bassa del suo corso, tra Pale e Belfiore, il fiume, grazie alla sua forza motrice, ha permesso un notevole sviluppo industriale. Gli opifici, le gualchiere, le cartiere che hanno caratterizzato fin dal XII secolo questa zona hanno promosso insediamenti urbani che si snodano lungo la vallata e una certa prosperità.
Lungo il percorso lento e tranquillo del fiume sono fiorite tradizioni e leggende come quella delle “Acque pagane”: sotto il castello di Rasiglia si trova una sorgente che raccoglie acque che provengono dall’altopiano di Verchiano, le “acque pagane” appunto, perché si riteneva che fossero state deviate dal loro naturale corso in quanto maledette.
 

Le grotte di Pale hanno riaperto i battenti: galleria

 

grotte di paleIl Gruppo Speleologico di Todi nel complesso sotterraneo delle Grotte dell’Abbadessa di Pale di Foligno (Pg), ha scoperto un’altra grande cavità, subito ribattezzata come Gola del Cervo

 

 

 

 

Foto: Gagliardi

 

 
DELLA VALLE DEL MENOTRE
 
NELLA FOTO: Rasiglia, Santuario della Madonna delle Grazie (esterno)Il Santuario della Madonna delle Grazie, sorge poco oltre Rasiglia nell'alta Valle del Menotre. La sua fondazione risale al15 agosto 1450 per volontà dell'allora parroco del luogo don Bartolomeo di Andrea, che chiese ed ottenne dal vescovo di Foligno mons. Antonio Bolognini, di erigere una chiesa da intitolare alla Vergine in località Maragone nei pressi del fosso Terminara, sotto al cui ponte si dice sarebbe stata rinvenuta una statua in terra cotta della Madonna col Bambino.
Poiché il simulacro fu trovato oltre i confini della parrocchia di Rasiglia, cioè in territorio di giurisdizione della diocesi di Spoleto, sorsero delle diatribe con la vicina Verchiano che ne reclamava il possesso.
Si racconta che lo stesso parroco del paese limitrofo, tentò di portare la statua nella sua chiesa, ma di notte questa sarebbe tornata inspiegabilmente nel luogo del ritrovamento.
Gli abitanti di Verchiano, sarebbero allora tornati a riprendere il simulacro con un carro trainato da buoi, ma neppure questi riuscirono a portar via la miracolosa immagine.
Ritenuto questo un segno della volontà divina, gli abitanti di Verchiano soprassederono alle loro pretese, permettendo a quelli di Rasiglia di erigere il Santuario, che fu quindi edificato al di là dell'anfratto della roccia dove sarebbe stato trovato il simulacro.
All'inizio al Santuario gli fu dato l'appellativo di "Madonna della Misericordia" e in seguito, in virtù delle grazie ricevute dalla popolazione durante il periodo della peste acquisì il nome di "Madonna delle Grazie".
Sulla facciata principale e nel lato sinistro del santuario, sporge un porticato sotto al quale si svolgevano fiere in occasioni di feste. Le sue colonne, scolpite nel 1935 da don Pietro Corradi, parroco di Rasiglia dal 1909 al 1962, ci ricordano tre momenti di incontro con la Vergine, delle comunità parrocchiali di Roviglieto, Scopoli e Volperino, per "Grazia ricevuta".
Queste tre comunità, ancora oggi, usano recarsi in processione-pellegrinaggio presso il Santuario, rispettivamente il lunedì di Pentecoste, nella prima e nell'ultima domenica di giugno.
Un altro pellegrinaggio é quello che viene effettuato tutti gli anni il 18 giugno dalla comunità di Casenove, come ringraziamento per il salvataggio di 22 ostaggi presi dai tedeschi il 18 giugno 1944 e miracolosamente liberati dagli alleati pochi minuti prima di essere fucilati.
Dopo aver accennato alle origini e al culto alla Madonna delle comunità locali e non solo, iniziamo la visita al Santuario. All'interno la chiesa ha forma rettangolare ad una sola navata e presenta un altare sopra il quale é posta la statua della Madonna, protetta da un pannello di legno scorrevole che viene aperto soltanto in occasione di feste o circostanze particolari.
Dietro l'altare, nell'abside, le pareti delle scale che conducono alla cripta, sono ricoperte da ex-voto. Nella cripta si trova il simulacro originale in terracotta raffigurante la Madonna in ginocchio adorante il Bambino.
Le pareti del Santuario sono coperte da diversi affreschi votivi di notevole pregio riconducibili a maestri folignati del XV secolo. L'affresco più antico risale al 1454. E' l'ultimo in alto sulla parete di destra e rappresenta la Madonna della Misericordia che protegge i fedeli dal dardo della peste.
Uno dei dipinti che colpisce maggiormente il pellegrino é l'angelo della pace che assiste amorevolmente due guerrieri che si abbracciano. Attribuito a Bartolomeo di Tommaso, maestro di Nicolò Alunno, é posto al centro della parete di sinistra.
Altri affreschi estremamente interessanti sono S. Sebastiano, S. Amico da Rambona, S. Antonio Abate, S. Pietro S. Nicola da Tolentino, Santa Lucia, S. Gottardo e sopra la porta d'ingresso S. Cristoforo, protettore dei viandanti e dei pellegrini.
Sulla destra dell'altare attraverso una porticina si giunge alla "Casa dell'eremita".
Uscendo da questa si raggiungono sia la "Saletta dell'eremita", così chiamata perché fatta costruire dall'eremita Quinto Giuliani nel 1938 e la "Casa del Pellegrino" o "Casa della Gioventù", voluta caparbiamente da don Pietro Corradi, parroco di Rasiglia. Essa dispone di 50 posti letto ed é a disposizione per esercizi spirituali e come casa vacanze per i giovani.
Il Santuario é sempre stato custodito da eremiti dal 1616 in poi. Attualmente vi risiede don Domenico Iaffaldano, già parroco di Colfiorito, che ha scelto di condurre vita eremitica, pregando e invocando la Madonna per le intenzioni particolari che gli vengono chieste da pellegrini e visitatori.
Alcuni fedeli molto spesso gli chiedono l'olio della lampada votiva o l'acqua della fonte che sgorga a pochi metri dalla chiesa a scopi terapeutici.
NELLA FOTO: Rasiglia, Santuario della Madonna delle Grazie (esterno).
 
le vie dell'qcqua      Rasiglia (video)     Il Santuario (video)     

 

 
I CASTELLI DEL FOLIGNATE
 
rocca DeliSulle pendici del monte Cologna alla sinistra del paese di Scandolaro posta su di uno sperone roccioso si trova la Rocca del Conte o Turri (torre di Ser Angelo).
Essa fu edificata certamente prima dell'anno 1000 dai de Comitibus, conti di Uppello e successivamente di Foligno.
Il visitatore che intendesse fare una passeggiata a piedi deve percorrere il ripido e suggestivo sentiero che da Scandolaro, si inerpica tra un lussureggiante bosco di lecci e querce secolari.
Dopo circa 15 minuti di cammino, giunti in cima al colle, si arriva alla rocca, circondata da poderose mura ancora intatte al nord e in evidente rovina nella parte sud.
Quello che colpisce di più l'occhio del visitatore è la massiccia torre quadrangolare, posta appena dopo il cancello d'ingresso.
Di antica famiglia longobarda, i de Comitibus, verosimilmente discendono da Ildebrando, pronipote di re Liutprando, che costituì in Ducato il territorio di Spoleto.
Abbandonato lo stesso in seguito alla calata dei Franchi di Carlo Magno, Ildebrando si impossessò di alcune terre sia della Sabina sia del folignate, divenendone signore incontrastato.
Un ramo di questi, è sicuramente identificabile nei conti di Oplello (attuale Uppello). Si dice che il conte Ugolino de Comitibus e sua moglie Ugolina, nel 1076, colpiti dalla santità di fra' Mainardo fondatore dell'abbazia di Sassovivo, donarono allo stesso sei moggi di terra, imitati in ciò da altri conti, tra i quali Gualtieri, che regalò al santo monaco il suo Palazzo-Rocca ( futura Abbazia di Sassovivo).
La casata dei de Comitibus, fu molto prolifica. Uno dei rami più importanti, ebbe come capostipite Napoleone IV che sposò la contessa Burgari dei conti di Marsciano, da questi per discendenza diretta si arrivò a Ranaldo 10° conte di Girigiano, che visse, sembra, fino all'anno 1350 a Foligno con il cognome dei Conti o de Comitibus nel rione Spavagli, adiacente a Piazza della Canapa (attuale Piazza S. Domenico).
Quel che è certo comunque, è che nel rione Spavagli dimorò sicuramente il figlio di Ranaldo 10° Astorello 1° de Comitibus, che generò Sigismondo 1°, la figura più importante della nobile casata.
Sigismondo nato nel 1440 fu segretario dei brevi di diversi papi, poeta in latino e in volgare, cancelliere di Foligno quasi ininterrottamente dal 1466 al 1480 e fu prodigo nel fare beneficenza.
Nel 1505, commissionò a Raffaello la famosa "Madonna di Foligno" che donò alla nipote suor Anna Conti o de Comitibus e che dopo le vicissitudini del periodo napoleonico, durante le quali fu trafugata in Francia, può essere ammirata presso la Pinacoteca Vaticana.
Sigismondo 1°, morì nel 1512 all'età di 72 anni, prefetto della Fabbrica di S. Pietro. Le sue spoglie riposano nella chiesa dell'Ara Coeli a Roma.
rocca deliL'ultimo maschio della casata fu Ludovico, che morì nel 1513, probabilmente avvelenato, mentre la sorella Cecilia si spense nel 1561. Suor Anna ultima della famiglia e nipote prediletta di Sigismondo 1° morì nel 1580, lasciando in eredità a sua nipote e al monastero di S. Anna il celebre quadro di Raffaello.
Il fortilizio appartenne ai de Comitibus fino al 1728, anno in cui morì Crispolda, l'ultima discendente diretta.
Sul finire del XVIII secolo la rocca fu acquistata dalla famiglia Deli, che in seguito ad un grave dissesto finanziario, lo vendette ad un certo Nicola Maiolica di Cannara.
Nel 1860 fu acquistata dalla famiglia Clarici. titolare di una delle aziende olearie più rinomate dell'Umbria.
Attualmente la superba struttura appartiene al dottor Fabio Ciri e conserva intatta l'originale conformazione medievale. Ristrutturata non molti anni fa, è stata adibita ad agriturismo con il nome di "Rocca Deli", fruibile per lo più nel periodo estivo.