LA CHIESA DI SANTA MARIA IN CAMPIS IN FOLIGNO

Chiesa di Santa Maria in CampisLa chiesa paleocristiana di Santa Maria in Campis, è posta lungo la Via Flaminia Vecchia, adiacente al cimitero cittadino.
Presumibilmente edificata nel V secolo d. C. secondo alcuni storici sarebbe stata la prima Basilica della Diocesi di Foligno.
Lo stesso Jacobilli ricorda che al tempo della compilazione della "LEGENDA" avvenuta dopo la metà del VII secolo, ma assai prima del secolo X, riguardante i due martiri Carpoforo e Abbondio, era ancora vivo il ricordo di una Basilica (una chiesa cemeteriale) che custodiva numerosi corpi di persone, sottoposte a martirio per non aver voluto rinnegare la fede cristiana, e fu proprio sul presunto luogo del martirio dei S.S. Carpoforo e Abbondio, che la tradizione vuole sia stata edificata la Basilica.
Nel 1138, il luogo è ricordato una prima volta come chiesa di Santa Maria de Fulginia e solo in seguito, precisamente nel 1188, acquisì il nome di Santa Maria in Campis, anche se in questo lasso di tempo, è ricordata come chiesa di Santa Maria Maggiore, in quanto riconosciuta come chiesa-madre (o matrice).
Fu proprio perché chiesa-madre, che radicò la prassi per cui il Podestà con tutto il suo seguito, per due giorni prima di assumere la prestigiosa carica, era tenuto a trasferirsi in questo luogo, sul cui altare doveva offrire un'oblazione di due ducati d'oro (Arch. St. Foligno) e solo dopo aver passato questi due giorni in preghiera e meditazione, gli veniva concesso di proseguire processionalmente in San Feliciano per deporre un pallio di seta presso l'altare del Santo Patrono.
Ritornando alla storia della chiesa, si sa che nel 1373, fu affidata ai monaci Cistercensi del Corpo di Cristo, per poi passare agli Olivetani fino al 1810, dopo di che fu custodita dal clero diocesano fino al 1903, allorché, su sollecitazione di Mons. Michele Faloci Pulignani, vi andarono di nuovo a risiedere gli Olivetani, che la abbandonarono definitivamente nel 1983.
Tra i monaci Olivetani, va ricordato ancora con affetto don Domenico Schenardi (1951-1971), il quale si dedicò con zelo e competenza a numerose opere di restauro e abbellimento dell'intero complesso. Costruì un nuovo campanile e portò alla luce alcune belle pitture attribuite a Nicolò di Liberatore, dedicandosi così fino alla morte, a ridare decoro sia al monastero sia alla chiesa.
Nel 1983, il tutto fu affidato ai francescani minori del vicino convento di San Bartolomeo di Marano. Dal 2009, ne fu parroco padre Mario Maiorano, coadiuvato da padre Mario Lorenzo Tucci.
Nel 1653, a proposito di questa chiesa, lo Jacobilli così scrive: "La chiesa, è situata circa un miglio romano fuori della città di Fuligno. E' antichissima ed è anche una delle prime erette alla Gran Madre di Dio ne' secoli antichi nella Diocesi di Foligno. Dalle tradizioni e monumenti di Fuligno si desume ch'era Matrice, Collegiata e Parrocchiale di un grosso villaggio di nome Campi (da qui il toponimo Campis), situato nel circuito di essa chiesa, e si estendeva sino al sito dove è l'altra chiesa di Santa Maria del Sasso (o di Sassonia), ed anco più avanti (...). Fu quel villaggio, con i suoi magnifici edifizi, distrutto dai longobardi circa l'anno 740 di N. S....". Il Bragazzi, invece, nel suo "Compendio della Storia di Foligno" del 1858, a riprova dell'antichità del tempio dice che: "La chiesa di Santa Maria in Campis, fu la prima nell'Umbria dedicata al culto della Beata Vergine...".
Anche il Lugano nella sua "Abazia Parrocchiale di S. Maria in Campis a Foligno" del 1904, parla ampiamente della chiesa e delle manifestazioni collaterali che si tenevano nel periodo della festa, affermando che: "La festa per così dire principalissima, fu sempre quella del 25 marzo, commemorante l'Annunciazione della Beata Vergine, anzi era questa la solennità a cui prendeva parte tutta la cittadinanza di Foligno,....sin dal 1425 solevasi organizzare una grandiosa fiera la quale durava sei giorni ((tre avanti la festa e tre dopo). A questa fiera si faceva facoltà di condurre, vendere e comprare animali e mercanzia di ogni specie. Sui primi del mese di marzo venivano eletti i Soprastanti alla fiera (in numero di sei) che pensavano a regolarla e a mantenere il buon ordine. Fu questa la prima fiera istituita in Foligno" e lo Jacobilli aggiunge che: "Dalla fiera di marzo in onore dell'Annunziata, ha avuto origine la nobil fiera dentro la città di Foligno" (P. Lugano, 1904).
Sul calare del secolo XV, con il trasferimento della fiera all'interno delle mura e con l'erezione da parte della comunità cristiana di un santuario dedicato all'Annunziata (la Nunziatella), all'interno della città, il culto verso l'Annunziata di Santa Maria in Campis fu obliterato a vantaggio di Maria Bambina solennizzata l'8 settembre.
Entrando in questa chiesa, sulla navata di sinistra, possiamo ammirare due bellissimi affreschi raffiguranti una Madonna con Bambino tra i santi Pietro e Paolo, opera di un pittore folignate della seconda metà del XV secolo del quale non se ne conosce il nome. Poco oltre un S. Antonio Abate attribuibile a Cristoforo di Jacopo, risalente al 1483. Nella parete della navata di destra invece, è raffigurato un S. Rocco del quale non se ne conosce l'autore.
Degna di essere visitata è la Cappella di Cola delle Casse. Essa fu realizzata nel 1452 e pregevolmente dipinta tra il 1466 e il 1470 probabilmente da Giovanni Mazzaforte e Pierantonio Mezzastris.
Sulla parete dell'altare, è presente una "Crocifissione" attribuibile allo stesso Mezzastris, mentre alla sinistra fa bella mostra l'immagine dell'Annunciazione, con in basso raffigurate S. Lucia e S. Elena attorniate da santi e beati. Anche di questo dipinto non se ne conosce l'autore, ma da alcuni particolari, si può desumere che esso sia opera di un artista di scuola quattrocentesca folignate. Nella parete di fondo troviamo la "Navicella di S. Pietro.
Nell'altra cappella è visibile un affresco raffigurante S. Antonio Abate in trono con scene rappresentanti la sua vita, attribuibile alla scuola di Giovanni di Corraduccio.
A questo punto non ci si può esimere dal visitare la cappella di Santa Marta o dei Trinci, affrescata con le storie di S. Tommaso e da una bellissima Crocifissione, considerata la più antica opera di Nicolò di Liberatore.
Per concludere, possiamo affermare che la chiesa di Santa Maria In Campis, detta anche di Santa Maria Maggiore, ebbe un suo importante ruolo in età alto medioevale, poi nel corso del basso medioevo, cessato il suo ruolo di pieve, come si è già accennato in precedenza, fu affidata dal vescovo di Foligno ai monaci Benedettini Cistercensi del Corpo di Cristo, ai quali subentrarono i monaci Benedettini Olivetani, rimasti custodi di una chiesa che ironia della sorte, è tornata ad essere in un certo senso "chiesa cemeteriale", riappropriandosi così di un ruolo che in un passato molto lontano le fu proprio.

NELLA FOTO: la chiesa di Santa Maria in Campis (primi anni 80 del 900)

 

di Sandro Capodimonti