SANT’ANATOLIA DI NARCO (Pg)
VALNERINA
sant'anatolia di narcoIl borgo fu edificato alla fine del XII secolo sull’antico castello di Narco, situata in prossimità del fiume Nera.
Il castello che domina l'abitato è della seconda metà del XII secolo mentre le mura furono costruite due secoli più tardi, in cui si aprivano tre porte. Oggi resta solo una porta sormontata da un alto campanile con orologio.
Presso la Porta di Levante, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie con all’interno preziosi affreschi del Maestro di Eggi tra i quali, il più importante, quello raffigurante la Madonna del latte. Ancora presenti all’interno delle mura case risalenti al Duecento e palazzetti del Cinque-Seicento.
Di notevole importanza l’Ecomuseo della canapa, allestito nell’ex palazzo comunale è un’importante testimonianza delle antiche tecniche utilizzate per la tessitura della canapa. Fuori dalle mura, l’Ex Chiesa di Santa Croce, dei secc. XIII-XIV con annesso il piccolo convento francescano. Sulla vecchia strada per Castel San Felice, poco distante dal paese, è possibile ammirare un lavatoio pubblico del Seicento.
Sulla strada per Palombara uno dei caselli dell’ex ferrovia Spoleto-Norcia, oggi adibito a punto informativo. Da non perdere il vecchio tracciato dell’ex ferrovia Spoleto Norcia, trasformato in pista ciclabile e percorso di trekking che corre parallelo alla strada.
Secondo la tradizione, qui vissero due Santi eremiti provenienti dalla Siria, Mauro e suo figlio Felice.
Secondo il mito la gente chiese loro di essere liberata da un drago che con il suo fiato mefitico rendeva l’aria irrespirabile ed insalubre. Mauro affrontò il drago e l’uccise, Felice piantò in terra il bastone che subito germogliò con fiori e frutti. La metafora della bonifica del luogo attraverso la sottomissione ed il governo delle acque, l’uccisione del drago, è splendidamente illustrata dal bassorilievo posto sulla facciata dell’ Abbazia dei Santi Mauro e Felice.
La presenza degli eremiti siriani in tutta Valnerina è attestata sin dal sec. VI d.C., epoca di violenze ed insicurezza seguite al collasso dell’impero romano, che vide il moltiplicarsi di monaci ispidi e solitari, ma pieni di fede. Ancora oggi ci si può recare nelle grotte eremitiche dove gli anacoreti solevano ritirarsi in preghiera in tutta la Valnerina, solo a Sant’Anatolia di Narco è però possibile recarsi alla grotta del drago, nei pressi del piccolo paese di Castel San Felice, dove in un anfratto, oltre il ponte medievale si dice si nascondesse il drago.
Sant’Anatolia di Narco comprende i castelli di Caso, Gavelli, Grotti, Castel San Felice, Tassinare, San Martino ed Agelli.
 
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