Santuario di S.Maria di Betlemdi Mario Timio
Credere che il Santuario di S.Maria di Betlem sia distaccato dalla vita pastorale dell’unità pastorale di S.Eraclio-C ancellara equivale a vederlo solo come un edificio dalle potenti linee architettoniche . Al massimo un richiamo all’immagine evangelica della città posta sul monte abitata da monache dedicate alla vita contemplativa agostiniana. Nulla di più  distante dalla realtà, o meglio da quel processo di osmosi che si vorrebbe instaurare tra le due realtà. Ognuna della quali dovrebbe considerare l’altra come opportunità di crescita, di dono reciproco, di coesione, di dilatazione spirituale.

Il processo di osmosi dovrebbe condensarsi in una prospettiva culturale  e spirituale di alto profilo che aiuti a guardare il bene comune come “bene di tutti”.
Nel medesimo processo dovremmo scorgere un intreccio essenziale di doni e di obblighi, a partire proprio dalla parola latina munus che significa sia dono  che obbligo. Certo nelle due comunità, anche se numericamente asimmetriche¸ non bastano i doni, ma neanche gli obblighi, poiché entrambi sono co-essenziali. Se manca il volto del dono che presuppone dedizione e amore, le comunità collassano o al massimo vanno per conto loro su strade parallele. Noi vogliamo invece che le strade si incontrino e collaborino, affinchè i doni si rafforzino con la cultura del “noi” che sostituisce quella dell’”io”, con  l’educazione alla responsabilità delle regole e alla umanizzazione.
Insieme si riparte da S.Agostino che dice:” che serve vivere bene se non ci è dato vivere sempre?"
Allora, certo,  cerchiamo di vivere  bene,  anche se ci sono mille paletti che ce  lo impediscono, ma è più importante vivere sempre. E vivere sempre significa calarsi nella spiritualità, che non è una espressione di bigottismo, ma un segno di salita verso Dio. E una rinnovata fede  nell’eternità che è un istante che vive sempre. E’ un restauro dell’immagine di Dio nel nostro cuore, un rimodellamento  della distorta presenza di Dio  presentata e sostenuta da certi cristiani tristi e mesti.  Dobbiamo riportare in terra quel Dio che invochiamo nel Padre Nostro essere  nei Cieli.  Essere nei Cieli significa fare di Dio una realtà trascendente, svilendo le parole della preghiera medesima, relegando Dio in alto. Tuttavia dobbiamo capire e respirare insieme che quel Dio trascendente e lontano ci è dato come papà. Un papà che ci ama. L’amore di Dio è incondizionato, però non ci lascia senza condizioni. Sono le condizioni della legge, ma non  dell’Antico Testamento, ma quelle filtrata dalla Grazia e dalla Misericordia. Prima viene la Grazia poi  vengono le opere. Cristo distrugge il peccato con la Grazia che è un veicolo per osservare la legge.  La legge secondo Cristo agisce per attrazione non per costrizione. DIO attira perché è l’oggetto  del desiderio umano; Egli si commuove perché il Dio cristiano è amore che si espone al rifiuto, poiché l’uomo è libero di scegliere, libero di dire sì o no. E in questa vicenda c’è l’essenza del rapporto Dio-Uomo.

Santuario di S.Maria di BetlemQueste riflessioni generali hanno  la pretesa di essere alla base di iniziative che non definisco parrocchiali, ma  dei parrocchiani di S.Eraclio nel senso che questi si impegnano a realizzare quel legame che sancisce la vita tra chiesa e territorio, tra dimensione religiosa e realtà sociale. Il tutto per ritrovare un mondo a misura dell’uomo, per ricomporre l’equilibrio e la proporzione tra il corpo e lo spirito, per rendere più vivibile quella società diventata, con le parole di Simone Weil “una macchina per comprimere cuore e spirito e per fabbricare l’incoscienza, la stupidità, la corruzione, la disonestà e soprattutto la vertigine del caos”. Che fare allora?  “C’è l’obbligo verso ogni essere umano, per il solo fatto che è un essere umano, senza che alcun’altra  condizione abbia a intervenire. Quest’obbligo va tradotto nel dovere preciso di restituire all’uomo, cioè all’individuo, il dominio che è suo compito esercitare sulla natura, sugli strumenti di lavoro, sulla società stessa”. Ce lo ricorda anche Papa Francesco nella sua enciclica  Laudato sì.

Allora   per scendere  nella realtà folignate di S.Eraclio e nel Santuario Madre del Buon consiglio occorre polarizzare l’attenzione su due direttrici:

  1.  avvicinarsi  alla parola del Signore con i mezzi oggi a disposizione per crescere nella fede che ci permetta non solo di fortificare la nostra religiosità, ma di metterci in sintonia con l’altro, per comunicargli le vie più giuste per elevarsi  verso Dio.
    Quindi istruzione, conoscenza, aggiornamento  con letture, con audiovisivi,  con incontri monotematici, con giornate di spiritualità, ripeto per crescere.
    La presenza del Santuario nel monastero di S.Maria di Betlem nella nostra realtà  territoriale, può essere un’occasione per ritrovarci periodicamente, per confrontarci su singole tematiche, per dare e ottenere consigli di  quotidianità e spiritualità, sui misteri umani e divini. Come confrontarci? Intanto sarebbe un grande passo che le monache mettano a disposizione la loro biblioteca ricchissima di moderni e antichi libri, tra i quali tutta le opere di S.Agostino. Metterla a disposizione delle istituzioni, delle scuole, dell’università, degli studenti e di tutta la nostra gente sarebbe un valore culturale e spirituale di grande portata. Ma la biblioteca è  collocata in una zona di clausura. Certo, ma si potrebbero attivare iniziative tecniche per renderla agibile, senza intaccare le norme della clausura. La biblioteca potrebbe essere un punto di riferimento per tutta la popolazione, per i pellegrini che transitano o stazionano nel Santuario, per i religiosi alla ricerca di pace, studio e meditazione. Potrebbe avere contributi librari da istituzioni, da privati cittadini,da sponsor. Potrebbe insomma diventare la biblioteca dell’unità parrocchiale di S.Eraclio e non solo, con il beneplacito delle monache del monastero.
    Da subito il crono programma prevede la presentazione del libro del compianto Mons. Mario Sensi proprio sulla storia del medesimo ordine e monastero.
    E’ prevista una due-giorni di ritiro spirituali per laici e religiosi su tematiche di S.Agostino tenute da esperti e che vorremmo trasformare in una boccata d’aria pulita, in un mondo in cui di pulito e bello c’è solo il sorriso di un bimbo sulle braccia della mamma.
  2. LA seconda direttrice dovrebbe puntare sulla scoperta o riscoperta  della Dottrina Sociale della Chiesa, al fine di puntualizzare alcuni aspetti di grande attualità come lo sfruttamento del lavoro, il  caporalato, il lavoro in nero, la disoccupazione, la marginalità, i migranti, la globalizzazione, la cultura umanistica in democrazia, le povertà nel nostro territorio.
    SONO tutti problemi che ci interessano quotidianamente e non possiamo attendere che siano sempre gli altri a risolverli. Già sarebbe un grande successo  parrocchiale se ogni argomento venisse trattato non a “spot”ma inserito in un  programma annuale di conferenze che aiutino a fare il punto delle situazioni, senza inquinamenti ideologici, ma all’insegna  della Dottrina Sociale della Chiesa.
    In un futuro non molto lontano, con la collaborazione delle monache, vorremmo trasformare il Santuario in una sede di incontro e dialogo tra religioni diverse, tra etnie diverse, tra uomini diversi. Chi cerca pace, meditazione e relax può vedere nel Santuario un importante punto di riferimento fatto conoscere    anche  mediante i più moderni media. 
    Non è escluso che il  medesimo Santuario sia inserito in quel particolare itinerario che è la via Lauretana, a partenza da Loreto e diretta a Roma, che ha in S.Eraclio  il vero inizio storico verso le due direzioni. Volendo circoscrivere la via Lauretana al nostro territorio si può disegnare un anello definibile dei Santuari, che a partenza da Scopoli ascende da una parte verso Cancelli con il celebre omonimo Santuario, dall’altra   a metà percorso si  gira  verso Casale  per poi scendere verso l’abbazia,  il Santuario  e le fonti di Sassovivo. Da qui si scende per Uppello e l’abbazia di S.Bartolomeo, si prosegue per S.Eraclio e si sale verso  il Santuario Madre del Buon Consiglio. Questo Santuario può essere  raggiunto scendendo da Cancelli  lungo la  strada per Roviglieto, alla cui altezza troviamo un altro Santuario, quello della Madonna del Riparo. A circa  un chilometro da S.Eraclio si incrocia una strada che conduce direttamene  al Santuario. Si parte ancora verso S.Eraclio, imboccando la statale SS77-vecchia via Lauretana- che si può raggiungere anche salendo verso la Corta di Colle. La direzione è ancora Scopoli e  l’anello del mini-itinerario dei santuari termina. I vari Santuari sono   attrezzati per l’ospitalità a cominciare da  Cancelli, Sassovivo,S.Eraclio con l’annesso  monastero  di S.Maria di Betlem.