di Andrea Piermarini
Decreto del Presidente della Giunta RegionaleCatiuscia Marini e la Giunta regionale dell’Umbria da lei presieduta sono gli artefici principali di un evento che influirà negativamente per i prossimi anni nella quotidianità di molte comunità che insistono nel folignate.
La Giunta Marini sarà ricordata per aver determinato lo scioglimento dei Consigli di Amministrazione delle Comunanze Agrarie istituti che storicamente affondavano le loro radici nell’impero romano e che si sono poi perpetuate  sino ai giorni nostri nel terzo Millennio svolgendo attività di pascolo, rimboschimento, di tutela ambientale ma anche di promozione storico- culturale – artistica dei territori, favorendo un rilancio economico dei paesi con l’utilizzo di  una imprenditoria giovanile, incrementando attività  ricreative finalizzate alla socializzazione delle collettività. 

 

La scure è stata abbattuta, il taglio netto è stato effettuato e comporterà un ulteriore impoverimento istituzionale del territorio folignate dopo l’abolizione dei Consigli di Circoscrizione avvenuta nel 2009.
Dopo la delibera della Giunta regionale del 21 dicembre 2015 nel testo del decreto del presidente della Giunta Regionale del 13 gennaio 2016 si legge che “sono sciolte le Comunanze Agrarie di Afrile, Arvello, Capodacqua, Carie, Casale, Cassignano, Collelungo, Forcatura, Morro, Ravignano, Rio e Seggio, Sostino, Sant’Eraclio. 
Nel secondo articolo si evidenzia che “sono istituite le Amministrazioni Separate dei Beni di Uso Civico (A.S.B.U.C) dei territori in cui insistevano le Comunanze Agrarie. Il Servizio regionale Foreste Economia e Territorio montano è incaricato di indire le elezioni per la costituzione dei Comitati amministrativi delle A.S.B.U.C. e di procedere alla delimitazione dei territori e alla consegna dei rispettivi patrimoni immobiliari e mobiliari.”
Il tutto è stato pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione Umbria in data 27 gennaio 2016.
Ma i territori delle Comunanze Agrarie coinvolte non intendono arrendersi e non gettano affatto la spugna. Anzi rilanciano su più fronti con determinazione.  Giovedì 25 febbraio in una riunione svoltasi presso la sala ex Molino Viola nel Castello di Sant’Eraclio una folta rappresentanza di consiglieri e presidenti delle Comunanze Agrarie sciolte hanno congiuntamente definito le azioni da compiere per opporsi alla legge regionale. Hanno inviato al professor  Pietro Nervi del Centro studi e documentazione sui demani civici  e le proprietà collettive di Trento una missiva per informarlo sulla scelta della Regione Umbria di sciogliere le Comunanze Agrarie del folignate con “la motivazione che non si sono trovati i documenti che le istituivano” 
Si legge nella lettera che  “contemporaneamente il decreto istituisce al posto delle Comunanze  Agrarie le rispettive Asbuc sebbene la Regione Umbria ad oggi  non abbia ancora legiferato in merito”.
Al termine i presidenti rivolgendosi all’eminente cattedratico dichiarano: “desideriamo conoscere il suo parere ed eventuali indicazioni su come procedere per contestare nel merito questi provvedimenti. Abbiamo deciso di procedere per vie legali affidandoci all’avvocato Valentino Brizzi al fine di bloccare il provvedimento regionale per richiedere il suo annullamento.” 
Nel corso dell’incontro è stato deciso di inviare alla presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini all’assessore regionale Fernando Cecchini al dirigente del servizio foreste economia e territorio montano Francesco Grohmann e al sindaco di Foligno Nando Mismetti una raccomandata avente come oggettoPresidente della Comunanza di S.Eraclio la richiesta di annullamento d’ufficio del provvedimento attinente allo scioglimento delle Comunanze Agrarie di Foligno.
Nel documento “si ritengono illegittimi gli atti adottati per violazione di legge in quanto adottati inaudita altera parte e perché le Comunanze hanno garantito per secoli l’esercizio del diritto di uso civico nei territori montani ancor prima della costituzione delle Regioni avvenute negli anni 70.
L’esistenza di fatto e giuridica delle Comunanze è sancita dalla presenza delle Comunanze Agrarie all’interno del Catasto Gregoriano dello Stato Pontificio oltre che dall’approvazione degli Statuti delle Comunanze Agrarie da parte di specifiche  deliberazioni della Giunta regionale e dalle  delibere  degli atti adottati dalle Comunanze dei disciolti Comitati regionali di controllo istituiti dalla Regione e dall’inserimento delle Comunanze coinvolte nella ricerca studio dell’Ente di Sviluppo Agricolo dell’Umbria intitolato “Le Comunanze Agrarie dell’Umbria” e dalla nomina dei  Commissari straordinari da parte della Giunta regionale per la ricostituzione degli organi delle Comunanze che oggi si vogliono sciogliere.”
Nel documento si evidenzia inoltre “un eccesso di potere e violazione della legge 16 giugno 1927 laddove prevede che lo scioglimento delle Comunanze agrarie può essere effettuato solamente in questi due casi se il patrimonio sia insufficiente ai bisogni degli utenti o se vi siano motivi per ritenere inutili o dannosa l’esistenza delle Comunanze.
Questo tipo di valutazione non è stata effettuata e non risulta tra i presupposti di scioglimento delle Comunanze che operano ab immemorabilis più correttamente l’atto di scioglimento è illegittimo”.
Il testo sottolinea che “nell’ambito dell’Asbuc hanno diritto di voto tutti i cittadini residenti in una delle frazioni e conseguentemente qualora il numero dei residenti sia inferiore al numero minimo previsto per la costituzione, tramite elezione, del Comitato di Gestione si andrebbe allo scioglimento della Comunanza con trasferimento dei beni e delle risorse in dotazione al Comune con grave spoliazione dei diritti dei singoli e degli utenti.
L’Asbuc costituisce di fatto una grossa limitazione all’autonomia delle Comunanze che verranno cosi sottoposte allo stretto controllo del Comune con un appesantimento delle procedure in essere che oggi non prevedono alcuna forma di controllo preventivo.”
Al Sindaco è stato chiesto di adoperarsi per sostenere le Comunanze affinchè questo scioglimento non abbia luogo.
Sarebbe interessante che in questa opposizione alla normativa regionale prenda posizione tutto il mondo dell’associazionismo e delle istituzioni presenti anche a Sant’Eraclio per legittimare e riconoscere alla Comunanza Agraria il ruolo sociale che sinora ha svolto nel corso dei suoi 98 anni contribuendo costruttivamente alla crescita del paese.