di Sandro Capodimonti

Verso la fine del settembre 1943, un primo nucleo di resistenti (una quindicina di persone circa) si portò in località "Cascina Radicosa", nei pressi di Ponze, un paesini facente parte del comune di Trevi.
Man mano che la furia degli eventi aumentava, si ingrossava il numero di coloro che lasciavano le proprie case, i propri affetti, le proprie attività per la causa della difesa della patria dall'occupante tedesco.
Erano soprattutto giovani provenienti da Foligno, Spello e da numerose altre località dell'appennino umbro-marchigiano che si presentavano a Radicosa per essere arruolati.
Tra questi molto numerosi e preparati si rivelarono un gruppo di slavi fuggiti dopo l'otto settembre (giorno dell'armistizio) dal campo di concentramento di Colfiorito (le così dette "Casermette").
Ben presto i diversi gruppi di resistenti si fusero, scegliendo come comune sede operativa dapprima Santo Stefano e in seguito Radicosa, ritenuta più sicura perché accessibile da una sola stradina facilmente sorvegliabile.
Si formò così la "IV Brigata Garibaldi", costituita al culmine delle operazioni da circa 300 combattenti e attiva dal settembre 1943 al giugno 1944.
Essendo a corto di armi a causa delle numerose inaspettate adesioni, il comando della stessa, decise di compiere alcuni attacchi a Foligno e dintorni, dove si supponeva vi fosse nascosta una cospicua quantità di fucili e armi leggere.
Il 25 ottobre 1943, alcuni volontari con abilità riuscirono a impadronirsi di una buona quantità di armi che si diceva fossero state occultate da elementi fascisti all'interno dei vivai Cerbini.
L'azione riuscì perfettamente, ma sulla via del ritorno, vi fu un conflitto a fuoco tra le due parti durante il quale perse la vita il giovane partigiano Franco Ciri.
Sull'onda emozionale seguita alla morte di questi, le fila dei partigiani ebbero un ulteriore inaspettato incremento, in quanto molti altri giovani si convinsero che l' unico modo per scacciare l'odiato nemico, era quello di darsi alla macchia e combattere.
In conseguenza di ciò, si rivelò ancora più urgente il bisogno di procurarsi armi e munizioni da assegnare ai nuovi arrivati.
Il 13 dicembre 1943, consigliando gli informatori le ore della sera come le più adatte a queste azioni, avvenne l'assalto alla caserma dei carabinieri di Casenove.
Operazione riuscitissima, anzi, il giorno seguente i partigiani ebbero la gradita sorpresa di vedere arrivare a Radicosa il vice brigadiere comandante di quella caserma che chiese di essere arruolato.
Nel gennaio del 1944 invece, le cose andarono meno bene; durante l'assalto alla caserma dei carabinieri di Nocera Umbra infatti, vi fu la vivace reazione dei militi e durante il conflitto a fuoco che ne seguì, rimase gravemente ferito da una fucilata al volto l'allora comandante della "Brigata Garibaldi" Antero Cantarelli (Sancarlista), che subì la frattura della mandibola con perdita di diversi denti.
Antero Cantarelli, in gravi condizioni fu curato con mezzi di fortuna dal dott. Mario Marchionni nel convento dei cappuccini di Spello e in quello di Foligno successivamente per raggiungere infine dopo un avventuroso viaggio, con l'aiuto dell'amico e partigiano Adelio fiore Perugia per la definitiva sistemazione della mascella e dei denti.
Non andò bene nemmeno il blitz curato in ogni particolare alla polveriera militare di Sassovivo.
Quest'ultima si trovava e tuttora si trova (anche se dismessa), in una spianata posta sulla sponda del Fosso Renaro tra Uppello e la sorgente dell'acqua "Sassovivo".
L'operazione era comandata da Fausto Franceschini e fu organizzata con una cinquantina di asini accompagnati dai loro padroni. La notte del 10 febbraio, fu considerata come la più opportuna per compiere l'azione, ma fatalità volle che uno degli asini "intoppasse" su una grossa pietra facendola rotolare a valle con grande rumore, amplificato dal silenzio notturno. I fascisti di guardia sentendo questo trambusto, iniziarono una nutrita sparatoria, chiedendo allo stesso tempo in tutta fretta via radio rinforzi ai tedeschi che di li a poco arrivarono bene armati su diversi camion.
A quel punto, onde evitare una carneficina, i partigiani decisero di ritirarsi precipitosamente registrando così un'inaspettata sconfitta.
Dopo questi due blitz falliti, molte armi e munizioni, con la complicità di don Venanzo Crisanti, all'epoca rettore del seminario, furono prelevate dalla chiesa di S. Agostino in Via Garibaldi, che era stata trasformata dai fascisti in magazzino militare per armi ed equipaggiamenti.
Sempre all'inizio del 1944, veniva a mancare anche un militante antifascista di primo piano, Francesco Innamorati, investito e ucciso da un camion tedesco lungo la strada che da Foligno conduce a Belfiore.
L'Innamorati era Segretario della Camera del Lavoro e Commissario Politico della "IV Brigata Garibaldi", (incidente o delitto politico?).
Di estrazione socialista, fu tra i fondatori del P.C.I. nel 1921 a Livorno.
NELLA FOTO, il primo gruppo di partigiani fotografati nei pressi di "Cascina Radicosa". A DESTRA: Franco Ciri, il primo partigiano folignate ucciso dai fascisti.
 
IV brigata garibaldi franco ciri