ancelli

di Mario Timio

Cosa è Cancelli? Se lo è chiesto una televisione statunitense che deve aver letto la sua storia in qualche scritto di Mario Sensi o di Faloci Pulignani (forse con la mediazione di un corrispondente italiano) o raccolto alcune recenti testimonianza dell’Unesco che ha invitato Maurizio Cancelli a Ginevra (sede UNCTAD) per una mostra-relazione sul Villaggio Terra e sui valori che il territorio racchiude. Nell’attesa di vedere il contributo televisivo e di godere della bellezza espositiva targata Unesco, con minore autorevolezza ce lo chiediamo anche noi per capire meglio l’atmosfera che aleggia in quel territorio oggi ancora posto nel dimenticatoio o nella indifferenza dei più

Cancelli è un coacervo di realtà tutte da riscoprire: natura, storia,archeologia ,culto, religione,cultura, arte,lavoro,turismo,medicina. Ne parliamo di qualcuna iniziando proprio dalla medicina, e non per una deformazione professionale. 
Il mito della fondazione della pratica curativa della sciatica e malattie reumatiche annesse o connesse risale ai tempi dei Santi Pietro e Paolo i quali per “sdebitarsi” dell’ospitalità ricevuta da una famiglia nelle montagne “Sopra Trevi” dettero il privilegio di guarire il male articolare mediante Cancelli il segno della santa Croce. Da allora la famiglia Cancelli, che ha ereditato tale privilegio, ha richiamato nel territorio malati da tutta l’Europa e di tutte le condizioni: cardinali, vescovi, principi, medici e professori di medicina, e tanta gente comune. Persino qualche Papa ha beneficiato della cura Cancelli.
Ma confinare la fama di Cancelli alla terapia antireumatica è riduttivo. C’è la sua storia che si è sviluppata in un ambiente saturo di quella bellezza della natura che coniuga il verde dei pascoli con il Parco per l’arte.
E’ una storia quella di Cancelli che affonda le radici in epoca precristiana e che con la progressiva cristianizzazione del territorio- come ipotizza Boris Ulianich- può aver mantenuto forme di <medicina> curativa incentrata nel “segnare” , proprio nel santuario terapeutico. Senza dimenticare –come suggerisce Maurizio Cancelli- che “il santuario non è un luogo della medicina, ma un luogo dello Spirito, in cui ricercare l’interiorità della persona che cammina verso l’incontro con Dio”.
Come è sorto il Santuario? Prima costruito come oratorio (1652-1657) poi come chiesa monumentale, (1744,1765), la struttura ha legittimato la pratica degli operatori di Cancelli e consolidato il mito di fondazione. Su intervento Cancelli di Maffei Vescovo di Foligno, su progetto dell’architetto folignate Filippo Neri, l’edificio è dotato di una pregevole pala centrale del pittore C.F. Beamount, donata per guarigione ricevuta dai principi Savoia, e di una tela con S.Feliciano firmata da: <Antonius Coccettius p. rectore Josepho Bizzarri- 1786>.
Al nuovo luogo di culto fu trasportata la residenza parrocchiale di Cupoli, la cui chiesa è una della più antiche e belle del folignate,attualmente in via di consolidamento post-terremoto.
Ricordare e conservare queste bellezze artistiche fa il paio con la valorizzazione della ricchezza della Montagna incentrata sul possesso di due ambienti: il bosco e il pascolo. Ora sulla via del declino . Da arrestare con varie iniziative quali “Parco dell’arte”, “Bottega della natura”,” L’Arte del gregge”,”Villaggio Terra”. Iniziative volute fortemente da Maurizio Cancelli che da sempre lotta per la salvaguardia della civiltà montana, che poi si esprime nella difesa della dignità umana e nella sostenibilità del futuro. “Il presente ci impone-chiosa Cancelli- una reinvenzione del vivere, di dare significati e valori nel confronto con ciò che è altro da noi : umanità, culture , saperi, orientamenti spirituali, fedi religiose”. Bisogna resistere. “Resisto –egli continua- io pittore, per difendere il pae cancellisaggio in cui vivo e nel quale sono immerso, resisto, io pittore, per esaltare il valore di un documento della memoria, questo paesaggio, appunto, risultato di un’elaborazione di durata lunghissima, un bene comune dar tramandare”. Rimangono le sue pitture di speranza , ma si dissolvono nel nulla i suoi concioni. Ritorna sull’argomento con un’altra lettera (9 Settembre 2017).Ne riporto ad verbatim uno stralcio:“Credemmo nella terra che è bassa, innaffiata di sudore, fonte di cromie, vegetali e spazi di figurazioni geometriche, artifici di segno atavico, armonia, arte. Arte è vita”. Non è successo niente.”Ora credo indignato alla difesa della terra per l’uomo nelle cromìe della Luce”. Anche noi crediamo in un futuro impegnato a riscoprire e a valorizzare quell’angolo di paradiso che è Cancelli.

 

 

 

 

 

 

 

 

Cancelli è un coacervo di realtà tutte da riscoprire: natura, storia,archeologia ,culto, religione,cultura, arte,lavoro,turismo,medicina. Ne parliamo di qualcuna iniziando proprio dalla medicina, e non per una deformazione professionale.  Il mito della fondazione della pratica curativa della sciatica e malattie reumatiche annesse o connesse risale ai tempi dei Santi Pietro e Paolo i quali per “sdebitarsi” dell’ospitalità ricevuta da una famiglia nelle montagne “Sopra Trevi” dettero il privilegio di guarire il male articolare medianteCancelli il segno della santa Croce. Da allora la famiglia Cancelli, che ha ereditato tale privilegio, ha richiamato nel territorio malati da tutta l’Europa e di tutte le condizioni: cardinali, vescovi, principi, medici e professori di medicina, e tanta gente comune. Persino qualche Papa ha beneficiato della cura Cancelli.  Ma confinare la fama di Cancelli alla terapia antireumatica è riduttivo. C’è la sua storia che si è sviluppata in un ambiente saturo di quella bellezza della natura che coniuga il verde dei pascoli con il Parco per l’arte.  E’ una storia quella di Cancelli che affonda le radici in epoca precristiana e che con la progressiva cristianizzazione del territorio- come ipotizza Boris Ulianich- può aver mantenuto forme di <medicina> curativa incentrata nel “segnare” , proprio nel santuario terapeutico. Senza dimenticare –come suggerisce Maurizio Cancelli- che “il santuario non è un luogo della medicina, ma un luogo dello Spirito, in cui ricercare l’interiorità della persona che cammina verso l’incontro con Dio”.  Come è sorto il Santuario? Prima costruito come oratorio (1652-1657) poi come chiesa monumentale, (1744,1765), la struttura ha legittimato la pratica degli operatori di Cancelli e consolidato il mito di fondazione. Su interventoCancelli di Maffei Vescovo di Foligno, su progetto dell’architetto folignate Filippo Neri, l’edificio è dotato di una pregevole pala centrale del pittore C.F. Beamount, donata per guarigione ricevuta dai principi Savoia, e di una tela con S.Feliciano firmata da: <Antonius Coccettius p. rectore Josepho Bizzarri- 1786>.  Al nuovo luogo di culto fu trasportata la residenza parrocchiale di Cupoli, la cui chiesa è una della più antiche e belle del folignate,attualmente in via di consolidamento post-terremoto.  Ricordare e conservare queste bellezze artistiche fa il paio con la valorizzazione della ricchezza della Montagna incentrata sul possesso di due ambienti: il bosco e il pascolo. Ora sulla via del declino . Da arrestare con varie iniziative quali “Parco dell’arte”, “Bottega della natura”,” L’Arte del gregge”,”Villaggio Terra”. Iniziative volute fortemente da Maurizio Cancelli che da sempre lotta per la salvaguardia della civiltà montana, che poi si esprime nella difesa della dignità umana e nella sostenibilità del futuro. “Il presente ci impone-chiosa Cancelli- una reinvenzione del vivere, di dare significati e valori nel confronto con ciò che è altro da noi : umanità, culture , saperi, orientamenti spirituali, fedi religiose”. Bisogna resistere. “Resisto –egli continua- io pittore, per difendere il paecancellisaggio in cui vivo e nel quale sono immerso, resisto, io pittore, per esaltare il valore di un documento della memoria, questo paesaggio, appunto, risultato di un’elaborazione di durata lunghissima, un bene comune dar tramandare”. Rimangono le sue pitture di speranza , ma si dissolvono nel nulla i suoi concioni. Ritorna sull’argomento con un’altra lettera (9 Settembre 2017).Ne riporto ad verbatim uno stralcio:“Credemmo nella terra che è bassa, innaffiata di sudore, fonte di cromie, vegetali e spazi di figurazioni geometriche, artifici di segno atavico, armonia, arte. Arte è vita”. Non è successo niente.”Ora credo indignato alla difesa della terra per l’uomo nelle cromìe della Luce”. Anche noi crediamo in un futuro impegnato a riscoprire e a valorizzare quell’angolo di paradiso che è Cancelli.