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Questa operazione fu poi determinante per la scelta topica della chiesa di S. Pietro, costruita a settentrione del paese: una spartizione del territorio, frutto di una secolare lacerazione adombrata dall'affresco centrale della parete di fondo della chiesa castellana di S. Eraclio.

Un documento del 15 aprile 1315 attesta che la chiesa di Sant’Eraclio era fatiscente; si tratta di un atto notarile con il quale il vescovo di Foligno vendette ai frati di San Giacomo alcuni terreni al fine di ricavare il denaro necessario pro reparatione ecclesie sancti Herachii que minabatur rugina et in palatio incogato per ispum dominum episcopum iuxta dictam ecclesiam. Non è possibile stabilire se questo documento si riferisca all’attuale chiesa castellana, come riportato da Michele Faloci Pulignani, o piuttosto ‒ come sostiene Mario Sensi ‒ all’antica chiesa monastica di Sant’Eraclio.
L’ipotesi di Sensi si basa sul fatto che in un documento del 1451 la chiesa castellana viene definita nuova e costruita di recente (si parla infatti di un lascito testamentario destinato ecclesie nove Sancti Euracchii que modo edificatur intus castri S. Euracchii). Non si sa però se questo atto notarile si riferisca a un progetto di totale ammodernamento di un edificio preesistente, e quindi, come ho detto, non si può escludere che il documento del 1315 si riferisca alla chiesa castellana.
Fu comunque in questa occasione che venne realizzata la maggior parte degli affreschi quattrocenteschi conservati oggi nella chiesetta interna al castello.

chiesa castellanaNella parete (a cornu evangelii) a sinistra gurdando l'altare si trova l’affresco più significativo, la cosiddetta Madonna della Pietà, opera del pittore folignate Cristoforo di Jacopo (doc. 1448-1506).

 

 

 

 

 

La decorazione superstite riguarda soltanto la parete sinistra ‒ dove si trova l’affresco più significativo, la cosiddetta Madonna della Pietà, opera del pittore folignate Cristoforo di Jacopo (doc. dal 1448 al 1506) ‒ e la parete di fondo, affrescata con una grande composizione raffigurante la Crocifissione che ricorda molto da vicino analoghi soggetti eseguiti da Cristoforo nella chiesa di San Nicola ad Acqua Santo Stefano o in quella di Santa Maddalena a Montefalco. Altra opera riconducibile a questo artista, la cui firma si leggeva un tempo in calce a una pittura del santuario di Rasiglia, è l’affresco, purtroppo assai ridipinto, della cappella sepolcrale della famiglia Barnabò a Foligno.

 

 

 

(1) Vi è rappresentato il Golgota con una quindicina di figure. Al centro il Cristo morente, con ai piedi la Maddalena. Attorno alla croce angeli piangenti: alcuni con le mani sugli occhi, in atto di asciugare le lagrime; altri con in mano un calice per raccogliere il sangue di Cristo. A sinistra la Madonna svenuta e sorretta da due pie donne. Affiancano il crocefisso tre figure con il capo nimbato, uno dei quali ha un nimbo di forma poligonale, dei santi dunque e un beato, ma non altrimenti identificabili poiché l'affresco è stato gravemente danneggiato. Al di sotto si legge la scritta: "Hoc opus fecit fieri dona Margarita [ ] Carelle pro sua devotione, tempore in Christo patris Nicolai papae quinti".

Quest'opera, eseguita al tempo di Niccolò V (1447-1455), quando il cantiere chiesa non era ancora terminato —come suggerisce il sopra ricordato testamento del 1451 — bene riassume il dramma a lungo vissuto da una comunità di agricoltori asserviti alla città e in conflitto persino con l'istituzione ecclesiastica, tanto da doversi creare un proprio spazio religioso: uomini affranti dal dolore, come Cristo in croce o come la Madonna ai suoi piedi. Una sofferenza però lenita dalla protezione dei santi intercessori e all'assistenza incessante degli angeli custodi.

 

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(1) Mario Sensi: Sant'Eraclio da castello di frontiera a periferia di Foligno