Centro giovaniEditoriale di Mario Timio


Il nostro giornale( o Bollettino ) non è scomparso; e solo andato in letargo per essere più presente e forte. Non è un caso che esca dal letargo (seppure on line) proprio in occasione dell’inaugurazione del Centro Giovani. Infatti giornale e centro percorrono uno stesso binario costituito da  rotaie di speranza e da  traversine di entusiasmo. Insieme si vuole ripartire per coinvolgere tutta la comunità all’insegna  della condivisione e dell’impegno. La condivisione dei “talenti” che ognuno di noi ha avuto,  l’impegno per  essere sempre dalla parte di  chi ha bisogno di una mano. 

Un bisogno non solo   fisico  ma anche  spirituale che non coincide con la religiosità  (peraltro sempre valida) ma con la cultura che comprende  varie  componenti:  solidarietà,  sussidiarietà, politica, arte, spettacolo, lettura. Con il giornale avremmo desiderio di continuare a  raccontare  storie positive, spesso smarrite nel marasma della cronaca o nello stupidario edulcorante di notizie ad effetto, convinti come siamo che le buone notizie siano la vita della comunità. Con il giornale trasmettiamo verità con l’obiettivo di arrivare in maniera pura al cuore della gente. Anche quando la verità brucia. Brucia per i disservizi quotidiani, brucia per il percepito  (o reale) stato di abbandono, brucia per l’isolamento di tanti giovani e anziani, brucia per la dilagante condizione di disoccupazione, brucia per  la diffusione della piaga della droga, brucia per il disinteresse degli esiti del terremoto.                                                                                                                                                                                           Ma a queste condizioni si contrappongono appunto le storie positive. L’apertura del Centro Giovani è quella più eclatante e più duratura negli anni e  nel cuore della popolazione. Tra le numerose testimonianze e commenti  che avvolgono l’evento mi piace sottolineare un punto essenziale: il centro non è della parrocchia  o del Vescovo o del Vaticano ma della intera comunità  di Sant’Eraclio, cioè di tutti. Se è di tutti, ognuno può  usufruire dei servizi, ma ognuno deve contribuire alla sua edificazione, al suo mantenimento.  Il centro diventa così la seconda piazza di  Sant’Eraclio, poiché il singolo trova diverse condizioni di realizzazione, ad iniziare dai periodici incontri  di vario tipo, dal “dopo scuola”, dal centro anziani che si vuole attivare, dallo spazio accoglienza di giovani che vogliono studiare e leggere. Ma a  leggere saranno anche i non giovani  che  potranno usufruire di una biblioteca (forse la parola può apparire enfatica, ma noi ci crediamo )   anche itinerante,  che pian piano sarà dotata di libri sulle realtà locali, sulla storia del territorio  e su tematiche attuali ed emergenti. Tutti comunque debbono percepire  che il centro è un dono a chi sappia praticare la metodologia dell’impegno   e dell’ascolto.